Pianificazione della continuità operativa Che cos'è un piano di disaster recovery per la continuità operativa?
Un piano di disaster recovery per la continuità operativa (BCDR) è un framework strategico che consente alle organizzazioni di proseguire o riprendere rapidamente le operazioni mission-critical in seguito a un'interruzione. Collega la risposta alle emergenze e il ripristino delineando il modo in cui i principali processi aziendali, il personale, i sistemi IT e le supply chain opereranno di fronte a eventi previsti e imprevisti.
La pianificazione della continuità operativa si basa essenzialmente sulla resilienza: non solo il ripristino in caso di emergenza, ma anche il proseguimento delle attività con un impatto minimo nonostante l'evento. Un solido piano di continuità operativa (BCP) identifica le vulnerabilità, dà priorità alle funzioni essenziali e allinea persone, processi e tecnologie per una risposta coordinata.
Tempo di lettura: 7 minuti e 53 secondi | Pubblicazione: 21 agosto 2025
Indice
Inizia con un'analisi dell'impatto aziendale
La creazione di un piano di continuità operativa inizia con un'analisi dell'impatto aziendale (BIA), vale a dire una valutazione approfondita di come diversi tipi di interruzioni potrebbero influire sulle operazioni. L’analisi include la verifica delle dipendenze tra infrastruttura, applicazioni, supply chain, dati e personale.
La BIA guida la definizione delle principali metriche di ripristino.
- Recovery Time Objective (RTO): il periodo di tempo previsto entro il quale i sistemi e i processi devono essere ripristinati.
- Recovery Point Objective (RPO): la massima quantità tollerabile di perdita di dati, misurata in termini di tempo.
- Maximum Tolerable Downtime (MTD): il periodo massimo accettabile durante il quale un processo può non essere disponibile senza causare danni significativi.
- Maximum Tolerable Data Loss (MTDL): la maggiore perdita di dati che una funzione aziendale può sopportare prima che produca conseguenze inaccettabili.
Queste metriche guidano la creazione degli accordi sul livello di servizio (SLA) e la selezione delle strategie di ripristino.
La pianificazione della continuità operativa si basa anche sulla comprensione di due parametri meno esaminati, ma fondamentali: il tempo di risposta agli incidenti (IRT) e il tempo di ripresa delle operazioni (ORT).
- Il tempo di risposta agli incidenti (IRT) si riferisce al tempo trascorso tra l'inizio di un'interruzione e l'attivazione del piano di continuità operativa o di disaster recovery. Un'identificazione e una risposta rapide possono limitare significativamente i danni.
- Il tempo di ripresa delle operazioni (ORT) rappresenta il tempo necessario per ripristinare la piena funzionalità una volta che i sistemi sono tornati online. Include processi come il rinnovato coinvolgimento dei dipendenti, la risincronizzazione delle applicazioni e il ripristino delle integrazioni esterne.
Piano di continuità operativa per gli imprevisti
Un piano di continuità operativa consente alle organizzazioni di gestire sia le interruzioni impreviste, come calamità naturali, cyberattacchi o guasti del sistema, sia le interruzioni pianificate, come manutenzione o upgrade. I piani spesso includono:
- sistemi ridondanti e infrastrutture di failover;
- procedure di ripristino dell’ambiente di lavoro e di accesso remoto;
- strategie di protezione dei dati e disaster recovery;
- strategie di cybersicurezza e cyber recovery;
- piani di comunicazione di crisi e gerarchie decisionali.
Non si tratta solo di ripristinare la tecnologia, ma anche di garantire che i servizi essenziali continuino a funzionare mentre sono in corso le attività di ripristino completo.
Le operazioni IT si basano su tecnologie quali storage ad alta disponibilità (HA), server clustering, bilanciamento del carico, sistemi di gestione delle informazioni di sicurezza e degli eventi, cyber vaulting, backup immutabili, protezione continua dei dati e failover automatico. Queste misure sono essenziali per ridurre il downtime e preservare l'integrità dei dati negli ambienti ibridi e multi-cloud.
Test, manutenzione e aggiornamento del BCP
La pianificazione della continuità operativa non è un evento una tantum. Un BCP efficace richiede le attività seguenti.
- Test regolari tramite esercitazioni e simulazioni.
- Aggiornamenti continui che riflettano i cambiamenti nella tecnologia, nel personale o nelle priorità aziendali.
- Amministrazione collaborativa da parte di un team interfunzionale di gestione della continuità operativa (BCMT) che comprende IT, risorse umane, operazioni, compliance e leadership esecutiva.
Senza investimenti continui in attività di test e perfezionamento, un piano di continuità operativa può diventare l'anello debole di una strategia di gestione dei rischi altrimenti solida.
Come si stanno evolvendo i piani di continuità operativa?
In passato, il BCP si concentrava sulla ripresa delle operazioni. Le minacce moderne, come ransomware, pandemie e cambiamenti climatici, hanno però spinto a cambiare direzione verso strategie più agili e resilienti. La pianificazione della continuità operativa ora richiede:
- un’infrastruttura scalabile che supporti l'accesso remoto e carichi di lavoro dinamici;
- cybersicurezza integrata in ogni punto di accesso;
- coordinamento tra ambienti fisici, digitali e cloud.
Le organizzazioni devono inoltre prepararsi a interruzioni simultanee che interessano sia i sistemi IT, sia le funzioni aziendali. Pertanto, il disaster recovery (DR) ora è solamente una componente di una pianificazione della continuità più ampia.
Perché è importante un piano di continuità operativa?
Per continuare ad avere successo, le aziende resilienti si preparano a gestire gli eventi dirompenti e a garantire il proseguimento delle attività pianificando la continuità operativa. Con un piano formale di continuità operativa, le organizzazioni hanno la garanzia di poter continuare a lavorare in qualsiasi circostanza. Essere preparati in anticipo può fare la differenza tra poter riprendere le operazioni e rimanere bloccati.
L'assenza di un piano di continuità operativa può avere conseguenze catastrofiche. I downtime, che si tratti di minuti o giorni, possono comportare perdite di fatturato, danni alla reputazione e persino la chiusura dell'attività. Senza una preparazione adeguata, le aziende potrebbero non essere in grado di riprendersi.
Un BCP completo garantisce:
- il proseguimento della delivery di prodotti e servizi;
- la sicurezza e la produttività dei dipendenti;
- la protezione della reputazione del marchio;
- il rispetto degli obblighi normativi e contrattuali da parte dell’organizzazione.
Continuità operativa, disaster recovery e cyber recovery a confronto
Sebbene strettamente correlati, la continuità operativa, il disaster recovery e il cyber recovery affrontano aspetti diversi della resilienza delle operazioni.
- La continuità operativa comprende tutti gli aspetti relativi al mantenimento delle attività durante le interruzioni.
- Il disaster recovery si concentra sul ripristino dei sistemi IT e dei dati dopo un'interruzione, provocata da un disastro naturale o da un guasto del sistema.
- Il cyber recovery ha lo stesso obiettivo del disaster recovery, ma è concepito specificamente per le interruzioni intenzionali provocate da attacchi informatici come il ransomware. Include backup sicuri e immutabili, vault protetti con air-gap e funzionalità di ripristino automatizzato.
Un piano di BCDR completo comprende i tre approcci per fornire strategie di ripristino ampie e approfondite.
Analisi della criticità come mezzo di valutazione delle funzioni aziendali
Uno dei risultati più significativi di un'analisi di impatto aziendale (BIA) è il punteggio di criticità assegnato alle funzioni aziendali. Questo framework consente alle organizzazioni di valutare le attività di ripristino in base all'urgenza e all'impatto.
Una tipica scala a 4 livelli include quanto segue.
- Livello 1: funzioni critiche che devono essere ripristinate entro pochi minuti o poche ore per evitare gravi interruzioni.
- Livello 2: funzioni essenziali che devono essere ripristinate entro 24-72 ore.
- Livello 3: funzioni necessarie, il cui ripristino può essere ritardato fino a una settimana senza gravi ripercussioni.
- Livello 4: funzioni desiderabili che possono essere ripristinate in un arco di tempo prolungato senza conseguenze importanti.
Seguono alcuni esempi, in base alla funzione.
- La capacità di elaborare transazioni economiche è fondamentale nel settore finanziario, dove anche i downtime di breve durata possono avere ripercussioni sul fatturato e sulla fiducia.
- L'accesso alle cartelle cliniche elettroniche (EHR) è fondamentale nel settore sanitario, dove decisioni di vita o di morte dipendono dai dati in tempo reale.
- La capacità di gestire gli ordini online e i ticket del servizio clienti è fondamentale nell’e-commerce e nel retail, dove la soddisfazione del cliente e il flusso di fatturato dipendono dalla continuità.
La cybersicurezza come pilastro proattivo della continuità
Mentre il ripristino è per sua natura reattivo, la cybersicurezza è proattiva, poiché si concentra sulla prevenzione, sul rilevamento e sulla risposta alle minacce. La moderna pianificazione della continuità operativa deve integrare la cybersicurezza a ogni livello, tra cui:
- protezione della rete e degli endpoint;
- autenticazione a più fattori e controllo degli accessi;
- crittografia dei dati e backup sicuro;
- integrazione del security operation center (SOC).
La cybersicurezza è una componente fondamentale della continuità operativa che previene le interruzioni prima che si verifichino. Abbinare la cybersicurezza con il ripristino informatico garantisce la continuità proattiva e reattiva per affrontare minacce informatiche note e sconosciute.
Qual è la differenza tra continuità operativa e resilienza aziendale?
La continuità operativa si concentra sul mantenimento delle operazioni durante le interruzioni, mentre la resilienza aziendale riguarda l'adattamento e l'evoluzione di fronte a problematiche di lungo termine. Un piano di continuità maturo è la base per lo sviluppo della resilienza organizzativa nei modelli IT, operativi, delle supply chain e della forza lavoro.
In che modo la tecnologia contribuisce a garantire la continuità operativa?
La tecnologia è al centro della moderna continuità operativa. Dall'assistenza sanitaria all'istruzione fino alle piccole imprese, le organizzazioni adottano strategie digitali che supportano sia le operazioni quotidiane, sia la preparazione alle emergenze. Tra gli esempi figurano:
- piattaforme cloud-native per l'accesso remoto sicuro;
- infrastruttura desktop virtuale (VDI) per i team distribuiti;
- storage ad alta disponibilità e clustering per uptime senza interruzioni;
- protezione continua dei dati (CDP) e automazione del backup;
- tool di monitoraggio e orchestrazione che attivano flussi di lavoro per il ripristino istantaneo.
Il risultato finale della valutazione della continuità operativa e delle attività successive è il passaggio a una nuova normalità che promuove l’innovazione e che talvolta conduce persino alla nascita di nuovi modelli di business.
Come viene garantita la continuità operativa con HPE?
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Il software e i server HPE ProLiant ML e DL preconfigurati sono facili da distribuire. Il software per la gestione server HPE Integrated Lights-Out (iLO) consente monitoraggio e gestione remoti e locali.
I modelli as-a-service offrono la flessibilità del cloud con il controllo, la sicurezza e l’affidabilità dei data center on-premise. Con HPE GreenLake, HPE offre una soluzione IT as a service leader di mercato, che porta l’esperienza del cloud all’infrastruttura on-premise,
Le piccole imprese possono individuare diverse opzioni per distribuire le interfacce desktop virtualizzate e implementare storage e sicurezza centralizzati, protezione dei dati, disponibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e storage per il disaster recovery e l’archiviazione opzionale. Le soluzioni di virtualizzazione dei server di HPE si basano sui server HPE ProLiant con processori scalabili e ottimizzati.
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Con soluzioni come queste, è possibile prepararsi alla minaccia di un’interruzione con l’accesso sicuro e affidabile ai dati garantito da infrastrutture e software che tengono conto della complessità e della diversità dell'infrastruttura e della variabilità della domanda. Le soluzioni HPE consentono di valutare gli sviluppi in corso e di individuare la tecnologia adatta a garantire l’affidabilità dei processi operativi.